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Un’altra Estate Ragazzi è andata…

Un’altra Estate Ragazzi è andata…

La loro prima Estate Ragazzi risale a tre anni fa e fu dettata dalla necessità. Da allora da quando a metà maggio il Don (scritto con la maiuscola in quanto termine utilizzato da gnome e coetanei come sostitutivo del nome proprio e non come appellativo che lo accompagna) annuncia l’apertura delle iscrizioni è un ripetersi di “ci iscrivete?” ;”ci mandate?”; “ricordatevi della riunione!”.

Per chi non lo sapesse “Estate Ragazzi” è un’iniziativa nata nel 1989 nella diocesi di Bologna per coinvolgere bambini e ragazzi in attività di gioco e animazione subito dopo la fine dell’anno scolastico: un utile servizio per le famiglie e un’esperienza educativa per chi vi partecipa.  Per tre settimane gli spazi di tante parrocchie e quelli limitrofi ospitano un colorato viavai di bambini e animatori in un susseguirsi di canzoni, laboratori, giochi, gite. Ad appassionare le gnome oltre alla classica giornata all’acquapark, c’è la gara a squadre che infiamma gli animi come fosse la coppa delle case a Howgarts e l’inno (quest’anno Traccia la tua Rotta de Le Verdi Note), ripetuto ad oltranza e canticchiato più del tormentone dell’estate.

Però non c’è stato discorso, al termine di ogni giornata, in cui non siano stati coinvolti gli animatori e le animatrici con tutto il fascino della loro età sospesa tra l’infanzia e il mondo adulto. Non più bambini non ancora giovani adulti, si tratta di volontari adolescenti, dai 14 ai 17 anni, che contribuiscono, sotto l’occhio vigile e discreto degli educatori (loro sì adulti), a plasmare le giornate dei più piccoli.

Se hai 10 anni deve essere bello ( anzi: è bello, lo so per certo) vedere questi ragazzini e queste ragazzine organizzare giochi, inventare scenette, servire a tavola, indossare il gilet arancione per guidare la fila fino al parco, industriarsi per condurre i laboratori e vestire i panni dei registi per la preparazione dello spettacolo finale. E se adolescente non lo sei più da un pezzo e magari hai figli che ancora non hanno varcato la soglia di questa età attesa e temuta, fa un certo effetto vederli assaporare la responsabilità di fare qualcosa per gli altri, impegnarsi perché le cose vadano al meglio. Lo capisci da uno sguardo se sono alla prima esperienza o se sono “animatori” navigati. E’ bello vederli interagire con i più piccoli, discutere tra loro, tentare di aggiustare il tiro quando qualcosa sfugge o non va secondo i piani. Colpisce sentirli raccontare di quando erano bambini e ricordare le gesta dei loro animatori: non lo dicono ma stanno donando ciò che hanno ricevuto.

E di tutto questo non si può non essere grati a chi si prende cura di loro, con una regia accurata ma discreta che segue e accompagna senza rubare la scena, supporta,rimprovera, incoraggia. Una regia che richiede il loro impegno e distribuisce fiducia. Sbirciando qua e là, ho visto un microcosmo imperfetto ma educativamente interessante, in cui gli adolescenti sperimentavano l’esercizio dell’attenzione verso gli altri, considerata, un antidoto, forse il più efficace, all’indifferenza.

A voler guardare oltre, vedo in questa esperienza, come in tante altre in ambito ecclesiale, un’occasione per essere testimoni credibili. Quando si sta fianco a fianco con dei bambini per molte ore al giorno non c’è scampo: non si può aver raccontato quel “amatevi come io vi ho amato” ed essere presi sul serio se non ci si ferma a consolare Paolino che si è sbucciato un ginocchio, non si prende per mano Carlotta che sembra non farcela a percorrere l’ultimo tratto di strada dopo un gioco divertente ma stancante o non si spende una parola con un gruppetto di animatori un po’ delusi da qualcosa andato storto. Sono esempi semplici, al limite della banalità, ma richiamano situazioni concrete e quotidiane, quelle in cui gli educatori, volenti o nolenti, hanno gli occhi dei bambini puntati addosso. E i bambini, si sa, ci mettono un attimo a considerarti un esempio o a dirti senza giri di parole “hai fatto così, ma avevi detto che…”.

Le tre settimane trascorse sono state divertenti e lievi, vissute con entusiasmo. Una giornata finiva e già cresceva l’attesa per la successiva. Le ho sentite contare gli anni che mancano per passare dalla parte degli “animatori” e ridere dell’allegra imperfezione di qualche attività. Quanto a me, è bello vederle così prese dalle esperienze e lo è anche pensare che la grandezza del Vangelo si concretizzi e si possa scoprire anche nelle pieghe, piccole al punto da sembrare insignificanti, di tre settimane di Estate Ragazzi.  Dove e quando, l’esempio conta più delle parole.

 

 

 

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