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“Se non hai figli non puoi capire”

“Se non hai figli non puoi capire”

“Se non hai figli non puoi capire!”. Ho sentito così tante volte questa frase che ci ho quasi creduto. Anzi no, ci ho creduto. Ma solo per un po’.

“Se non hai figli non puoi capire!”. La si sente un po’ ovunque questa frase. Al parco. Al ristorante. Nei luoghi di lavoro. Sui social. A volte è rivolta a perfette sconosciute. A volte si insinua nelle relazioni tra amiche.

Quasi sempre è rivolta ad un’altra donna. Non ho mai capito perché. Gli uomini possono capire anche se non hanno figli? O non capiscono anche se i figli li hanno? Mistero.

Tornando a me. Sono quasi caduta nella trappola oppure ci sono proprio scivolata dentro. Ma non fino al punto da non trovare un’alternativa.

Capire

Credo sia innegabile: chi non ha figli non ha vissuto alcune esperienze. Non si è preoccupato perché il figlio ha mangiato toppo o troppo poco. Non ha patito l’ansia da scelta del nido. Non ha trascorso intere settimane di notti in bianco perché il nuovo arrivato “scambiava il giorno con la notte”. (Questa in realtà manca pure a me). Non ha avuto per anni un termometro nel cassetto del comodino e non vi ha fatto ricorso ad ogni occhio lucido. (Questa è una mia specialità)

Sperimentare e capire però sono due robe diverse. Chi non ha fatto esperienza di qualcosa può comunque capirla o immaginarla. E qui non è solo questione di numero di pappe, pannolini, poppate, notti insonni. Probabilmente è questione di “sapersi mettere nei panni dell’altro”. Insomma, di empatia. Parola che a me piace molto ma che ogni tanto rischia di seguire le sorti del “lieto ritornello”.

E dunque se cadiamo in un generalizzato “se non hai figli non puoi capire”, quelle senza capacità di mettersi nei panni dell’altro, rischiamo di essere noi.

Il fatto di considerare chi non ha figli incapace di capire chi la prole ce l’ha non è nient’altro, a mio modestissimo avviso, che uno scivolone in uno stereotipo. Uno dei tanti che, ci piaccia o no, accompagnano il nostro stare al mondo. A dirla tutta, sono sempre più convinta che faccia il paio con la convinzione che solo chi ha figli possa capire chi ha figli.

Punti di vista

Da chi ha figli si possono prendere pacche sulle spalle o schiaffoni, “ti capisco” o “ti dico io come si fa”. E pure da chi i figli non li ha.

A volte, però, chi i figli non li ha, ti costringe ad ampliare la visuale. A cambiare l’ordine di misura o l’aggettivo con cui stai affrontando una situazione. Insomma, ti aiuta a guardare un po’ più dall’esterno quello che ti sta succedendo.

Può anche capitare che ti suggerisca una soluzione a cui non avevi proprio pensato. O che ti infili nell’orecchio o nello Spritz la pulce di un punto di vista inedito. E se lo fa con la maestria di chi suggerisce senza imporre o dà consigli senza avere la pretesa di farlo, arte in cui la mia più cara amica senza figli è cintura nera, ti ritrovi con uno strumento in più per sbrogliare la matassa in cui sei o credi di essere imbrogliata.

A questo punto mi pare chiaro che il “se non hai figli non puoi capire” sia, quasi sempre o molto spesso un inganno o, meno prosaicamente, una stronzata.

Alle volte, però, diventa odioso. Insopportabile e intollerabile. E questo accade quando viene usato per mettere a tacere un’altra donna. Come se non avere figli fosse un impedimento a parlare di qualsiasi argomento relativo ai bambini e ai ragazzi, dalla scuola alle politiche di welfare, passando per un’altra miriade di argomenti.

Avere dei figli non ci rende tuttologhe e neppure depositarie di verità intoccabili (che poi, suvvia, non scordiamo le liti tra portatrici e no, giusto per dire una delle questioni su cui riusciamo a scannarci). E comunque non è un merito e neppure una colpa. A volte è fortuna, cosi come il non averne può essere scelta o destino.

8 pensieri su ““Se non hai figli non puoi capire”

  1. Ah, l’empatia questa sconosciuta! Sono completamente d’accordo, non è questione di avere o non avere figli, è questione di empatia, di delicatezza e di umiltà, di capacità di ascolto, che sono caratteristiche che tutti possono possedere (o non possedere), indipendentemente dallo stato. E poi giustamente di scelte o fortuna. Ma oggigiorno sembra che entrare in conflitto sia il gioco preferito più diffuso.

  2. Mi hai fatto molto sorridere! Io credo che certe cose davvero non si possano comprendere, ma allo stesso tempo concordo con te, ci vuole molta empatia e una buona dose di umiltà.

    1. Sai mi hai fatto venire in mente che probabilmente il mio è un discorso molto (troppo?) generico e che molto dipende dal contesto e dagli argomenti. Io però non sopporto l’espressione “ non puoi capire” ; ma qui rischio davvero il fuori tema). Grazie

  3. Trovo tanta empatia in questo post che è quella che manca nella maggior parte delle persone… Io sono mamma e sono stata una zia un pò impicciona senza essere ancora mamma e ti posso dire, per la mia esperienza, che quando si tratta dei propri figli non è semplice come quando si parla dei figli altrui, però sono d’accordo nel dire che la frase “tu non puoi capire” non si dovrebbe dire mai a nessuno, proprio perchè esiste l’empatia e la capacità di dare consigli a volte obiettivi e sinceri. Grazie!
    Elena

    1. Sicuramente ognuno di noi ha una conoscenza unica dei propri figli. Io, ad esempio, non sopporto i consigli non richiesti specie se spacciati per verità assolute. Ma credo che conti tanto il modo e il tipo di rapporto che si ha con le persone.

  4. Io non ho figli e questa frase mi è stata detta alcune volte proprio per mettermi a tacere cosa che naturalmente non ho fatto perchè si può non aver partorito ma si può essere genitore lo stesso, io ho cresciuto i figli del mio compagno e ho fatto le stesse cose che fa una mamma ma senza esserlo non perchè dovevo farlo ma perchè volevo farlo.

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