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Il temometro digitale

Il  temometro digitale

In palestra c’è un termoscanner. Devi avvicinare la faccia e lui ti misura la temperatura e si accerta che la mascherina sia indossata coprendo naso e bocca. Mi sono ritrovata faccia a faccia con un aggeggio simile anche all’ingresso di un grande magazzino ( si usa ancora quest’espressione?), mentre in altri negozi c’è un commesso che misura la temperatura con un rilevatore a infrarossi all’apparenza meno tecnologico e in cui non ci si specchia.

Termoscanner di qua e termoscanner di là, a furia di misurazioni della temperatura mi è tornato in mente che quando le bambine erano piccole avevamo in casa un termometro digitale. Il dispositivo veniva diligentemente custodito nel cassetto del comodino e aveva in sè qualcosa di infernale. Sembrava rifiutarsi di registrare per due volte consecutive la stessa temperatura o anche semplicemente una simile.

All’epoca, il termometro digitale era uno di quegli oggetti che non poteva mancare nell’armamentario dei genitori. Insomma era una di quelle cose che si aveva un’alta probabilità di trovare all’interno dei pacchetti che parenti e amici portavano in dono al nuovo o alla nuova arrivata. O meglio ai suoi genitori, visto che i piccoletti mangiavano, dormivano e sporcavano pannolini infischiandose di ricevere la centocinquatesima tutina, un sonaglio o un oggetto destinato a far prendere dei solenni coccoloni a mamma e papà.

Il termometro digitale e le misurazioni multiple

Alla fatidica frase “mi sembra caldo” il termometro digitale veniva preso, acceso e sparato sulla fronte del bambino. Il nostro funzionava in due modi: poteva essere appoggiato alla fronte o tenuto a distanza. Le istruzioni avvertivano che i due metodi avrebbero rilevato temperature differenti.

Quel che il libretto di istruzioni non specificava e che anche due misurazioni a distanza di pochi minuti ( pratica dettata a casa mia da ansia materna e interesse statitistico paterno) potevano far comparire sul display numeri differenti. E soprattutto da nessuna parte stava scritto che il prezioso oggetto avrebbe potuto rilevare, in due misurazioni successive, una temperatura a caso compresa tra 36.4 e 40.8.

La vecchia cara mano sulla fronte e l’osservazione del pupo risultavano solitamente più affidabili, come pure il “buona la prima”, ossia l’affidarsi a una sola misurazione. Eppure a ogni febbre, il rituale si ripeteva e la fanciullina con le gote rosse e l’occhio lucido veniva sottoposta a una raffica di misurazioni.

Devo aggiungere, per completezza, che più di una volta la pediatra ha risposto ai nostri dubbi con un sintetico “con questi termometri, ogni tanto, ho la sensazione che stiate diventando tutti scemi”. Ovviamente l’ogni tanto era un’aggiunta di cortesia a cui non credeva nemmeno lei.

Oggi

L’aggeggio è ancora in casa e versa in condizioni non proprio ottimali. Lo abbiamo riposto nella scatola dei medicinali e il suo posto nel cassetto è stato preso da un vecchio termometro a mercurio, l’ultimo superstite di una serie acquistati poco prima che venissero banditi dal commercio.

Confesso che ogni tanto, se qualcuno ha qualche linea di febbre, cedo alla tentazione delle misurazioni multiple. Allora prendo il vecchio termometro digitale e mi avvicino alla fronte del malcapitato. Una volta per evitare questa tortura qualcuno lo ha impostato in gradi fahrenheit.

Credo di poter affermare con certezza che il termometro digitale sia stato uno dei must e degli “incubi” di una generazione di genitori. La mia. Anzi la nostra, segnata dalla messa al bando dei termometri al mercurio.

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