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Un attimo (esperimento della domenica)

Un attimo (esperimento della domenica)

Un attimo. Quante volte in un giorno ripetiamo o sentiamo quest’espressione? A me capita spesso, di rispondere o sentirmi rispondere “un attimo” alle più svariate richieste.

Così mi sono chiesta: quanto dura un attimo? E qualche domenica fa ho voluto cronometrare una delle durate del lasso di tempo indicato da quest’espressione. Diciamo che mi sono lanciata in un insano esperimento genitoriale, una roba da far piangere i più blasonati esperti di educazione viventi e far ribaltare nella tomba i compianti.

Un attimo: l’esperimento

Ero ai fornelli, alle prese con dei branzini al vino. Il selvaggio aveva svuotato la lavastoviglie e il maritozzo era intento a far riemergere il pavimento dall’ammasso informe di giochi e “cose” accumulate in soggiorno. La fanciulla numero due sarebbe tornata da lì a poco dalla riunione scout, probabilmente affamata, come capita spesso alle preadolescenti.

L’unica “libera” era la quasi adolescente. Ed è a lei che ho chiesto di liberare il tavolo della cucina per apparecchiare. Il pesce sfrigolava in pentola e mi stavo dedicando a un antipasto dell’ultimo minuto.

“Un attimo” mi ha risposto dall’altra stanza. E ho deciso di aspettare. Dopo dieci minuti, quando il pesce era ormai quasi cotto a puntino, non era ancora comparsa. Diversamente dalle mie solite abitudini ho evitato di urlare da una stanza all’altra “sto aspettando…vieni o no”.

In balia di un misto di curiosità condito da un antipedagogico “vediamo se stavolta impari” ho atteso senza apparecchiare. Nessun “qualcuno apparecchia?” è rimbombato tra le nostre quattro mura.

Ho spento il fuoco sotto al branzino e aperto un bianco. Intanto, i minuti erano divenuti ormai trenta e la fanciulla numero due era arrivata a casa. Affamata e pronta ad azzannare qualsiasi cosa le fosse capitata sotto tiro.

Con finta, fintissima, fasulla, calma ho preso un vassoio da colazione e l’ho appoggiato in uno spazio libero, tra le pentole in attesa di essere riposte e qualche quaderno abbandonato. E così le ho servito il pranzo.

Poi ho sistemato piatti, bicchieri e posate negli spazi liberi. Per quella domenica avremo mangiato come in un appartamento di studenti in piena sessione d’esame. Ma col pesce e il vino buono.

Al maritozzo, quando è arrivato in cucina dopo aver ritrovato il parquet del soggiorno, è quasi venuto un colpo. Non credo abbia mangiato a tavola senza tovaglia dai tempi del più spartano campo di reparto. Sicuramente non lo aveva mai fatto neppure il giorno prima del più temuto degli esami.

La quasi adolescente, invece, si è presentata in cucina, solo quando ha sentito rumore di stoviglie. Si è seduta a tavola e ha mangiato.

Esperimento fallito. Credo che tornerò al richiamo ripetuto.

10 pensieri su “Un attimo (esperimento della domenica)

    1. …eh gia! Ammetto che ogni tanto anch’io mi concedo degli attimi lunghini, ma vengo subito richiamata all’ordine.

  1. Mi hai fatto morire ? anche a da me sempre queste scene, anche se per sopravvivere in cinque in casa adesso ci organizziamo con i turni per cucinare! (Siamo 3 fratelli)

    1. Inizio a temere che potrebbe funzionare se,al posto di smettere di apparecchiare, smettessi di sparecchiare. Ma non so se voglio provare.

  2. Si sorride alla tua storia perché la si riconosce come nostra: chi di noi non ha urlato, pregato, sperato in un aiuto al momento dell’apparecchiatura. Comunque non c’è speranza finché non diventano autonomi e magari hanno una loro famiglia. Parlo per esperienza: adesso quando arrivano sono estremamente collaborativi e partecipi. Si tratta solo di aspettare…;)

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