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Silvia SG Palandri e le “sue” storie di donne

Silvia SG Palandri e le “sue” storie di donne

Silvia racconta storie. Silvia racconta storie al femminile: storie di donne che hanno contribuito a scrivere vicende importanti ma che per decenni dalla narrazione di quelle stesse vicende, di quelle destinate al “grande pubblico” almeno, sono rimaste escluse. É sul suo blog Opportunità di Genere, ad esempio, che ho scoperto le gesta di Claire Lacombe e Olympe de Gauges, protagoniste della rivoluzione francese. Ed è ancora sul suo blog che ho conosciuto la marinaia Jeanne Baret e ho scoperto l’affascinante autobiografia di Lucy Maud Montgomery, l’autrice di Anna dai capelli rossi.

I post firmati da Silvia SG Palandri, toccano molti ambiti della Storia della questione femminile, materia in cui si è laureata e dedicata alla ricerca. Ogni storia è raccontata con passione e generosi riferimenti bibliografici per poterla approfondire. Lo stile divulgativo ma rigoroso e il fascino dei personaggi narrati fanno sì che ogni post, per quanto lungo, venga letto fino all’ultima riga. Finora non ne ho ancora trovato uno che non spinga a riflettere su temi caldi di oggi: dalle pari opportunità al linguaggio di genere. Ed è stato soprattutto questo a spingermi a chiedere a Silvia di raccontarmi del suo blog.

Nel tuo blog, “opportunità di genere” racconti, tra le altre cose, storie di donne, poco conosciute o rimaste per anni nell’ombra. Come è nata questa idea? Ero appena laureata in Storia delle donne e i blog erano a loro volta appena nati, forse addirittura c’era ancora solo la piattaforma di blogspot, e aprire un blog era qualcosa di quasi “naturale” se volevi dire la tua e così ho pensato che io avevo da dare voce, corpo e storia a molte donne e nel 2006 è nato il mio blog Opportunità di Genere OG.

Quando è come è nata la passione per la storia delle donne? La passione per la Storia delle Donne è nata all’Università grazie alla professoressa Conti Odorisio, che ha portato gli Women’s Studies a livello accademico in Italia, con cui ho avuto l’onore di studiare prima e di laurearmi poi appunto in Storia delle donne.

Tra le tante donne di cui hai scritto in questi anni ce ne sono alcune a cui ti senti più legata?  Sì, devo ammettere che ci sono figure di donne che ho amato e amo in modo particolare senza nulla togliere a nessuna delle tante altre di cui ho scritto o scriverò. Innanzitutto Arcangela Tarabotti, sulla quale mi sono laureata, una monaca forzata del seicento veneziano che dal chiuso del suo monastero reclamava già da allora pari diritti per tutte le donne. Poi Anna Maria Mozzoni, Artemisia Gentileschi per la sua storia personale prima ancora che come artista per come è riuscita a superare le difficoltà della sua esistenza sublimandole a suo favore, rielaborandole nella sua arte. Oppure Amelia Earhart o Katharine Hapburn o Gertrude Bell, l’archeologa, viaggiatrice, spia britannica a cui dobbiamo l’attuale conformazione geopolitica del Medio Oriente, perchè non ci fu solo Lorenz d’Arabia! O ancora le scrittrici Carolina Invernizio, la creatrice del genere giallo ancor prima di Agahata Christie o Maria Antonietta Torriani, la marchesa Colombi. Insomma tante e diverse tra loro proprio come una compagnia di amiche

Quali sono, invece, quelle di cui ritieni sia indispensabile conoscere la storia? Potrei dirti senz’altro Eleonora d’Arborea, Olympe de Gouges o Cristina di Belgioioso e le storie delle nostre madri costituenti ma in realtà penso che ogni biografia di una delle “nostre ave” possa dirci e darci qualcosa.

Come scegli le storie da raccontare?  Ti dirò che in realtà sono loro che scelgono me! Mi catturano e affascinano dandomi la voglia di saperne di più e conoscerle meglio e una volta soddisfatta non vedo l’ora di parlarne e dare loro voce.

Perchè hai scelto di chiamare il tuo blog Opportunità di Genere? Il nome del blog deriva direttamente dal giornalino che avevo pensato già ai tempi dell’Università, dare cioè alle tematiche femminili un’opportunità, che spesso è proprio quella che alle donne manca. Il termine genere c’è da dire che si è arricchito di sfumature che vanno oltre la dicotomia maschio/femmina di allora. 

Ci sono dei libri che hanno influito in modo particolare sulla tua formazione e che ti sentiresti di consigliare a chi si avvicina per la prima volta a questi temi?Come ti dicevo, io mi sono avvicinata a questi temi seguendo un corso universitario quindi la mia formazione è avvenuta sui manuali accademici ma per chi vuole approcciarsi potrei suggerire l’immancabile Simone de Beauvoir con Il secondo Sesso e Virginia Woolf Le tre ghinee, questi sono i testi che di solito si suggeriscono e aggiungerei Joan W. Scott la cui definizione di genere è ormai un punto di riferimento seppure da approfondire oramai. Ma in realtà gli Women’s Studies sono multidisciplinari e quindi dipende un pò anche a quale aspetto si vuole guardare.

Nel tuo blog pubblichi anche tante recensioni di libri, immagina di doverne consigliare uno a un dodicenne o a una dodicenne… Mi viene in mente il libro di Silvia Pillin, che ho avuto il piacere di intervistare per il blog, che tratta di stereotipi di genere che condizionano le vite di Riccardo e Caterina in Maschiaccio e Femminuccia di EL edizioni Einaudi ragazzi e poi per quei bambini più timidi nell’approcciarsi a queste tematiche ritenute solo femminili un libro che parla di calcio Campionesse-Storie vincenti del calcio femminile di Giunti del 2018

Ti occupi di comunicazione, quali sono i legami, che ti stanno più a cuore,  tra questo ambito e la “questione femminile”? La comunicazione è fondamentale per la “questione femminile” e non solo per farla conoscere ma anche come punto focale della sua azione. Pensiamo al linguaggio di genere o paritario che si riflette nello scrivere, nel parlare e anche nei termini professionali o ancora a come vengono date certe notizie riferite a femminicidi o violenze a danno di donne che spesso vengono criminalizzate più dei veri colpevoli a seconda di come vengono scelti i termini, per non parlare poi della pubblicità e di come veicola l’immagine femminile. Come vedi la comunicazione è molto importante all’interno della così detta “questione femminile”.

Da anni sentiamo parlare di linguaggio inclusivo. Come spiegheresti questo concetto a chi non ne ha mai sentito parlare e secondo te a che punto siamo? Premetto che non sono una linguista ma come detto la comunicazione ha un posto importante nella vita delle donne e nella ‘questione femminile’ e il linguaggio ne è una componente fondamentale. E’ un dato di fatto, e iniziare a prestarci caso è già un buon inizio, che quando ci esprimiamo diamo per scontato che usando il maschile ci rivolgiamo a tutti. Ecco io ho appena usato il maschile inclusivo ‘tutti’ intendendo anche le donne, quindi in realtà tutti e tutte. Non nominare è negare l’identità, l’esistenza e richiedere l’ uso di un linguaggio paritario in realtà non è altro che usare in modo corretto la lingua italiana che non è neutra ma declinata al maschile e al  femminile e quindi perchè non usarla correttamente sempre? Purtroppo non siamo ad un buon punto ma il linguaggio è un cambiamento culturale molto difficile proprio per l’importanza che ha nella cultura evolutiva umana anche se qualcosa sta cambiando grazie a quelle donne che non si sono arrese e hanno reclamato una loro visibilità anche professionale e alle linguiste che hanno iniziato a sensibilizzare con prese di posizione chiare e precise.

Un’ultima domanda, cosa risponderesti al dodicenne e alla dodicenne di prima se ti chiedessero cos’è la disparità di genere?  Il termine ‘disparità’ già ci indica che siamo in una situazione di svantaggio, di non uguaglianza mentre per capire cosa sia la ‘disparità di genere’ dobbiamo semplificare e definire la parola ‘genere’. Possiamo definire il genere come l’aspetto culturale dell’essere maschio o femmina, cioè i comportamenti che ci si aspetta per il solo fatto di essere femmine o maschi. Ad esempio giocare a pallone è ritenuto uno sport più da maschio che da femmina o la danza più da bambina che da bambino e chi invece li pratica viene criticato-a perchè fa qualcosa non adatto a lui/lei.Quindi potremmo dire che la disparità di genere sono quegli atteggiamenti che si adottano nei confronti delle donne solo perchè sono tali  spesso danneggiandole. Pensiamo ad esempio che  per lo stesso  lavoro una donna viene pagata meno di un uomo come se il suo lavoro valesse di meno. Ma dobbiamo però anche capire che il ‘genere’ è un fattore culturale e quindi può essere cambiato per una migliore qualità di vita e percezione di se’.
Per dovere di correttezza devo specificare che il termine ‘genere’ negli anni si è arricchito di significati più ampi rispetto alla dicotomia femmina/maschio ma questa è un’altra questione ancora…

6 pensieri su “Silvia SG Palandri e le “sue” storie di donne

  1. Bellissima questa idea di raccontare storie di donne straordinarie. Una rara opportunità per tutti, uomini compresi, di riscoprire la bellezza di donne apparentemente rimaste a lungo in ombra.

    1. si, anche io la trovo un’idea molto interessante, utile anche a chi, come me, è cresciuta e ha studiato prima che le librerie per ragazzi fossero “invase” da biografie di donne rimaste all’ombra della storia.

  2. grazie Francesca per questa tua intervista a Silvia Palandri. Ho letto volenieri i suoi articoli e ritengo e gliel’ho scritto in un commento che il suo blog ha un atteggiamento ad alto livello culturale e dovrebbe cercare di entrare nell’Università e fare delle monografie sulle donne ed insegnare. Inoltre il, suo blog trasformarlo in qualche cosa a livello enciclopedico per la ricderca per gli studenti delle facoltà di lettere, giurisprudenza e scienze sociali. SArebbe il suo blog un vero elemento formativo. E tu Francesca hai contribuito a rendere nota la figura di Silvia ed é bene perché lei guida un blog culturalmente e sociálmente importante. 4 stelle a te per l’inetrvista e a Silvia per il bog. ciao

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